Eucaristia panem

Ci siamo mai chiesti perché il nostro senso di appagamento esplode quando vediamo che qualcosa da noi pubblicato nei social riscuote un certo successo?

Il senso di appartenenza ad un gruppo, quella sensazione di trovarsi nel posto giusto con le persone giuste che sanno apprezzarti. In quel momento -in quel magico posto- ci si sente finalmente non estranei, ma parte di una comunità che non eravamo mai riusciti a scovare. Il senso d’appartenenza dunque, già. Ci si sente sempre più intelligenti quando ad un tavolo, mentre si espone il proprio punto di vista, qualcuno afferma che hai ragione ed appoggia appieno i tuoi ideali/teorie. Il tavolo del bar diventa dunque la nostra cattedra dove a turno ognuno dei nostri compagni dice la sua, instaurando una di quelle affascinanti discussioni su cosa sia più bello al mondo: se l’arte classica o i panini onti sulla statale.

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Tizio che ci pensa un attimo sulla questione panini.

Dietro ad ogni mi piace (o cuore che dir si voglia) si cela un mondo di eterni eremiti che scendono dalla cima del monte per dispensarci la loro conoscenza, eremiti che incontrano una piazza ricolma di popoli pronti a tendere l’orecchio. Ma cosa sarebbe un oratore senza un pubblico? Un filosofo senza penna e calamaio? L’uomo ha da sempre sentito la necessità di condividere il suo sapere, le sue parole, i suoi sogni, o perché no, le sue fantasie. È il mettere nero su bianco che sancisce l’esistenza di qualcosa che prima solo era immateriale. Condividere ci ha aiutato ad evolverci, ci ha fatto progredire, ci ha reso possibili di grandi opere ed ha dato alle persone gli strumenti giusti per rendere speciali alcuni panini. La condivisione è stata dunque l’arma che ci ha salvato e renderla così alla portata di tutti ne ha esponenzialmente elevato la potenza di fuoco. Anche prima dell’avvento del tasto condividi chiunque poteva mettersi sopra ad un carrettino ed urlare il suo dissenso, le sue verità, i suoi sogni d’un mondo migliore, ma evidentemente c’era altro da fare ed il tempo era molto più limitato. Ora di tempo ne abbiamo a bizzeffe, viviamo più a lungo, lavoriamo meno e cazzeggiamo di più. Parliamo come mai abbiamo parlato in tutta la storia dell’umanità e siamo felici che qualcuno finalmente possa sentire cosa abbiamo da dire, perché tutti in fondo ci sentiamo speciali quel tanto che basta per esprimere timidamente, almeno una volta nella vita, i nostri sogni. E se ci fosse sempre qualcuno a spronarci in quello che facciamo? Se ci fossero sempre due-tre persone a dirci che dobbiamo crederci, che dobbiamo farlo, che dobbiamo aprirlo quel maledetto chioschetto di panini. Allora tutto cambia, tutti ci sentiamo importanti e crediamo che la vita che stiamo vivendo sia la vita che abbiamo sempre sognato.

Siate dunque sinceri nel dare i vostri apprezzamenti alla prossima condivisione, oggigiorno siamo in tanti sulla terra ed il prezzo dei carrettini è sceso.

Il presente al tempo di

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